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Turzo, ritorno alla terra
La copertina de IL BENE COMUNE

con Turzo che propone il ritorno alla terra

Turzo, Sessano, Tempio degli Akkiappaeskappa
Sessano, il tempio degli AKKIAPPAESKAPPA


IL RITORNO ALLA TERRA E IL TEMPIO DEGLI AKKIAPPAESKAPPA
PER IL BENE COMUNE DI APRILE 2019


Il mese scorso, al teatro Savoia, è venuta una signora indiana, a parlarci della terra. L’ha fatto perché Valentino Campo l’ha voluta a Poietika, che è una manifestazione che dicono tante belle parole e che quest’anno l’hanno dedicata alla «parola che arde».

La signora ha detto che dobbiamo eliminare gli sfruttatori, che mo sono le multinazionali, perché queste multinazionali – che non c’entrano niente con le nazionali senza filtro che si fuma Sabatino U’ Turk di San Biase – ci mettono i veleni dentro alla sementa del grano e poi ci vendono le medicine contro ai veleni che ci hanno messo prima.

La signora, che si chiama Vandana Shiva, ha detto pure che dobbiamo ritornare a zappare la terra con le nostre mani e a fare i semi per la semenza dell’anno dopo. Solo così ci possiamo salvare perché così si rispetta il pianeta e non ci crepiamo con i veleni delle multinazionali.

Mo, con tutto il rispetto per la signora, noi della Cantina Iammacone diciamo la stessa cosa da più di trent’anni. Se guardate la fotografia, vedete che il Bene Comune ci fece addirittura una copertina nel 2011. Da trent’anni, la Cantina Iammacone è contro ai Pip perché noi abbiamo contato i lavoratori impegnati nelle zone industriali del Molise e forse sono di meno di quelli che frequentano la Cantina. Abbiamo distrutto le poche pianure che tenevamo e quelli che zappavano mo vanno alla palestra per levare la panza, le patane ce le accattiamo dalla Cina e le cicerchie arrivano da Fondi, se Cosimo Fruttaeverdura si alza la mattina presto e le va a pigliare con il camion.

Prima le pianure erano piene di gente che si salutava e astemava per la fatica. Mo ci stanno solo zurrioni di lamiera cotta la sole e pilastri fatti da gente che ha cominciato il capannone, si è preso i soldi dei contributi e se n’è andata a casa del diavolo.

Prima di noi, nel 1929, Guglielmo Faulkner - che io e Ruzzone incontrammo sotto alla Statua della Libertà e ci fece appicciare la sigaretta con un cerino che puzzava come alla lota della discarica di Santo Mauro - aveva scritto un libro dove queste cose si dicevano prima che succedevano.
Lui le aveva viste per quei poveri cristi che da Est andavano a Ovest, all’America. Ma noi della Cantina, proprio perché ce le aveva dette lui, ci eravamo appiccicati con quei lurrioni della Regione che hanno voluto levare le patane e mettere le fabbriche di quelli che si sono fregati i contributi.

A Sessano, nella zona industriale che ci passate quando da Isernia andate a imbonnervi le dinocchia a Vasto, ci sta il Tempio degli Akkiaeskappa. Fu costruito da uno che venne da Milano, fece vedere che voleva costruire una fabbrica e dare lavoro (che qua basta che dici DARELAVORO e tutti si mettono a tappetino di camion sdrucinato), menò un poco di frasi con le vocali strette (che qua basta che dici le vocale strette come al culo di Nicola Lusikk e tutti si mettono a tappetino di Hotel con l’H costruita pure quella con i soldi della Regione), si fregò i soldi dei contributi e si squagliò come alla scamorza di Frosolone dentro alla furnacella della Taverna di Vincenzo di Vastogirardi.

Al Tempio degli Akkiaeskappa ci vanno a pregare pure i dirigenti della aziende fallite ogni volta che partono per il Lussemburgo. Fanno come a Agamennone che crepò la figlia per fare in modo che Zeus gli abbottasse le gomme della macchina prima di partire.

Noi ci andiamo in pellegrinaggio quando la ciofega che ci beviamo ci torce lo stomaco e preghiamo. Prima di ogni Ora Pro Nobis diciamo il nome di Uno che vorremmo vedere assettato sopra a quei pilastri. Facciamo una preghiera laica che non serve a migliorare l’inferno che teniamo appiccicato addosso ma almeno ci fa passare un poco il male di panza.


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"Chi pensa male non sbaglia. Chi pensa bene campa" (Rossano Turzo)